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IL TUO PROSSIMO COLLOQUIO SARÀ CON UN ROBOT?

La prossima volta che ti candiderai per un’opportunità professionale, chi ti risponderà potrebbe non essere un umano.
Sembra uno scenario futuristico. Eppure esiste già un recruiter robot. Si chiama Mya e lavora per grandi multinazionali quali Ikea, L’Oreal, ecc

Certo non dovete aspettarvi di essere di essere intervistati da un robot umanoide. Si tratta di una chatbox, programmata per intervistare e interagire con il candidato.
All’inizio comunque l’esperienza potrebbe essere quantomeno surreale. Tuttavia prima di esserne risentiti, c’è da chiedersi se sia più frustrante parlare con un sistema di intelligenza artificiale o non essere contattati affatto. 
Negli ultimi anni, complici la dinamicità del mercato del lavoro e la facilità con la quale è possibile inviare la propria candidatura, i recruiter si trovano a dover gestire una quantità di curricula tale per cui diventa sempre più difficile, se non impossibile, poter fornire un riscontro puntuale e personalizzato. Mya nasce con l’idea di fornire un supporto ai selezionatori in questa attività. Per ora è quindi solo un’assistente. Ma con la velocità con la quale si evolve l’intelligenza artificiale, c’è da chiedersi se presto questa nuova “collega” non farà carriera.

Molte società di informatica infatti sono impegnate nello sviluppare dei robot capaci di concepire pensieri complessi, elaborare astrazioni o formulare inferenze. Gli esperti stanno lavorando affinchè i sistemi di intelligenza artificiale siano capaci di utilizzare i big data per predire il successo di un individuo con determinati tratti di personalità nei diversi ruoli aziendali. Fortunatamente gli esseri umani rimangono ancora i migliori soggetti capaci di comprendere i comportamenti e i ragionamenti di altri esseri umani. Tuttavia questa peculiarità, come dimostra in modo esemplare il gioco degli scacchi, è migliorabile se combinata a una macchina. In una partita, un computer batte un umano il 100% delle volte. Ma un computer che gioca a quattro mani con un esperto scacchista non trionfa contro il più avanzato sistema di intelligenza artificiale.

Ci sarà da ricordarsene quando l’intelligenza artificiale inizierà ad impattare sul mercato del lavoro dei white collars. In particolare, il settore del recruitment potrebbe essere uno dei primi a essere coinvolto.Presumibilmente scompariranno tutte quelle posizioni che si occupano di processi di reclutamento low profile o di grandi numeri.

Un robot infatti potrà essere molto più veloce ed efficace in questa attività, e non soffre di stanchezza o cali di attenzione.I recruiter che sopravviveranno a questa ondata di cambiamento saranno, come in una partita di scacchi, quelli capaci di finalizzare il gioco. Insomma, resterà la parte più divertente e sfidante del lavoro: attrarre il candidato ideale che un robot avrà saputo anche perfettamente selezionare, ma non ingaggiare.

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