Se Einstein avesse un profilo LinkedIn

Se Einstein avesse un profilo LinkedIn

Esiste un fenomeno studiato dalle scienze sociali chiamato “maledizione del sapere”. Consiste in una sorta di trappola cognitiva che si manifesta quando un esperto non riesce più a vedere le cose dal punto di vista di una persona qualsiasi. In pratica la conoscenza accumulata diventa un limite poiché lo ancora a un modo statico di pensare.

Non so se possa definirmi un’esperta di LinkedIn, ma trascorro molte ore al giorno, sia per motivi professionali che per curiosità personali, su questo social e mi sono accorta di aver sviluppato delle abitudini, delle modalità standard di utilizzo, che non cambio, con la scusa che sono ben rodate e che portano dei risultati.

Probabilmente non è la strategia migliore da adottare.

Almeno non è la tattica che adotterebbe Einstein, che riteneva che l’abitudine fosse nemica dell’evoluzione. Secondo lo scienziato, che fu anche un filosofo illuminato, cambiare prospettiva, permetterebbe di svelare nuove opportunità e soluzioni originali.

Togliendomi le lenti dell’abitudine, su LinkedIn, ho notato che:

1. Io utilizzo LinkedIn ogni giorno, i candidati no. E probabilmente lo usano meno di quanto io possa pensare. Le persone che sono soddisfatte del proprio lavoro accedono al network auspicabilmente una volta al mese. Per cui i professionisti e i manager che io desidererei raggiungere non vedono i miei aggiornamenti di stato e gli annunci di lavoro pubblicati.

2. Io ho un profilo dettagliato, molti candidati incompleto. La maggior parte dei profili su LinkedIn riportano molte meno informazioni di quelle reperibili su un cv. Non è possibile ricercare i candidati con competenze specifiche e anche i job title sono svariati.

3. Io uso LinkedIn dalle 9 alle 18, i candidati dalle 18 alle 9. Può sembrare strano ma uno dei momenti con il più alto livello di traffico è la domenica sera tra le 19 e le 22. Altri picchi si hanno durante la pausa pranzo e prima e dopo l’orario di ufficio, quando le persone si spostano.

4. Io mi affido principalmente a LinkedIn, i candidati no. Si stima che le persone utilizzino 4 o 5 social. Alcuni di questi con molta più frequenza rispetto al network professionale.

Sono osservazioni semplici ma presumono un cambiamento di mentalità radicale. LinkedIn è la rete professionale più grande del mondo. Sfruttarne le potenzialità vuol dire innanzitutto cambiare paradigma: non contattare massivamente ma coinvolgere viralmente. Trattarla come un database non è solo riduttivo ma è rischiosamente travisante. Poiché la natura di un social è la condivisione, l’interconnessione, la multidirezionalità. L’attività del recruiter si deve quindi trasformare e adattare al network, non il contrario.

A cura di Roberta Lambert, Sales Manager Area Torino

 

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